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Voto Unesco nega ebraicità Muro del Pianto di Gerusalemme

 

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Adesso chi vuol far votare una mozione per dire che esistono le sirene, o che il Vaticano non è mai stato la sede del papato, lo può fare. Passerà. Perché l’Unesco, il braccio artistico dell’Onu, su proposta dei palestinesi e dei giordani (i primi che dovrebbero essere un interlocutore credibile per un processo di pace, i secondi che la pace l’hanno già firmata) sta per approvare una mozione che nega ogni rapporto storico fra l’ebraismo e il Monte del Tempio. Cioè, fra l’altro, il Muro del Pianto, il primo luogo santo degli ebrei nei secoli dei secoli.

 

Ieri l’assemblea ha votato una mozione preliminare, e 21 nazioni, indovinate quali, hanno votato in favore della mozione, 26 pusillanimi (indovinate quali. Ma davvero anche l’Italia? Sì, davvero) si sono astenute e sei coraggiose hanno votato contro. Le sei sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Lituania, l’Olanda, la Germania, e l’Estonia. Che imbarazzo, che vergogna che una delle più accertate verità archeologiche e storiche, di cui per altro c’è una prova lampante proprio a Roma nel bassorilievo dell’arco di Tito (che conquistò il Tempio) che ritrae i prigionieri ebrei con la lampada a sette braccia a spalla proprio da quel tempio che ora si chiamerà spianata di al Buraq, dal nome del cavallo che trasportò Maometto in cielo.

 

La risoluzione cominciò il suo iter ad aprile, legando il sito solo alla storia musulmana. Non importa all’Unesco se gli attentati terroristici in nome della Moschea di Al Aqsa fanno decine di vittime al mese. Né che uno degli sport preferiti del terrorismo sia appunto negare ogni nesso degli ebrei con la loro vera storia, che ne tesse l’origine e lo sviluppo a e di Gerusalemme. Che importa: l’importante è manipolare lo scenario internazionale. A luglio fu formalizzata la mozione e fu spostato il voto a causa del colpo di stato mancato in Turchia. Il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova ebbe la decenza di dichiarare che non si può negare il rapporto fra le tre religioni e il sito, ma si sa, la febbre antisemita dell’Onu è sempre alta, e la paura un po’ compiaciuta di chi si tira da una parte grande. Così siamo arrivati a questo prevoto, e la settimana prossima al voto definitivo. 39 senatori americani, in un gruppo bipartisan, chiedono di recedere da questo folle passo, ma visto che anche la Tomba di Rachele e la sinagoga di Hevron, quella dove sono seppelliti i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe sono stati dichiarati retaggio musulmano, c’è da aspettarsi il peggio. Se si vuole consultare un documento che dica tutta la verità sul Monte del Tempio, c’è una brochure del 1924 redatta dall’WAQF, l’autorità islamica, che, anzi, con grande orgoglio dice che non c’è alcun dubbio che il sito fosse quello del Tempio di Salomone di quello di Erode (non l’uccisore dei bambini, il padre). Ma i testi sono innumerevoli.

 

Non c’è bisogno di essere uno storico per sapere che Gerusalemme e gli ebrei sono un nodo solo, che quel sito è nella Bibbia il luogo del sacrificio di Isacco ( sul Monte Moriah), poi della conquista del re David (equi ci sono molte prove archeologiche), poi tempio di Salomone distrutto nel 632 da Nabuccodonosor, poi del Tempio di Erode, e che anche Gesù Cristo, da buon ebreo, ci andò in pellegrinaggio e là predico ai mercanti. Si vedono ancora i loro negozietti di pietra e le scale da cui salì Cristo ragazzino. Inoltre i reperti della città di Davide, gli scritti di Tacito e di Flavio Giuseppe che testimonia nelle virgole la caduta del tempio, sono noti ai più. Si sa anche bene che il riferimento musulmano a Gerusalemme come città santa è ben scarso: una riga nel Corano per il volo di Maometto a al Masjiid al Aqsa alla «città lontana», quando ancora non esisteva la Moschea dato che Mohammed è morto nel 632 ed essa si costruisce nel 705.

 

La risoluzione dell’Unesco lascia senza parole, fa tristezza, fa pensare che si viva in un momento in cui ancora l’antisemitismo vince. Con tutto ciò gli ebrei seguiteranno ad andare, come nei secoli dei secoli, a toccare il loro muro occidentale del Tempio di Gerusalemme e piangeranno. Quella dell’Unesco è una forma di distruzione come quella di Palmira, o non ce ne siamo accorti?

 

(Fonte: il Giornale, 14 Ottobre 2016)

 

 

Voto Unesco respinge sovranità Stato ebraico su qualunque parte di Gerusalemme

 

Premessa: tratto da qui

 

L’Unesco (agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) ha approvato il 2 maggio 2017 (in coincidenza con la 96esima Giornata dell’Indipendenza d’Israele) un’altra risoluzione che ignora i legami storici fra ebrei e Gerusalemme respingendo la sovranità dello stato ebraico su qualunque parte di Gerusalemme.

La risoluzione è stata adottata dal Comitato Esecutivo Unesco con 20 paesi a favore, 22 astenuti e 10 contrari. Hanno espresso voto contrario gli Stati Uniti, i paesi UE Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Lituania, Grecia, Germania più il Paraguay, l’Ucraina e il Togo. Fra gli astenuti, i paesi UE Estonia, Francia, Slovenia e Spagna più Haiti, Repubblica Dominicana, Messico, Saint Kitts e Nevis, Kenya, Trinidad e Tobago, Albania, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana, Mozambico, Uganda, Argentina, India, El Salvador, Giappone, Corea del Sud, Sri Lanka e Nepal.

Hanno votato a favore della risoluzione un solo paese UE (la Svezia), i sette stati arabi presenti Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan più Iran, Malesia, Mauritania, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Bangladesh, Pakistan, Vietnam, Russia, Cina, Brasile, Nicaragua e Ciad.

La risoluzione critica duramente il governo israeliano anche per vari progetti nella Città Vecchia di Gerusalemme e nei luoghi sacri di Hebron, e chiede di porre fine al “blocco” israeliano sulla striscia di Gaza senza menzionare gli attacchi contro Israele dalla striscia di Gaza controllata da Hamas. L’ambasciatore d’Israele all’Unesco Carmel Shama-Hacohen ha detto che il numero di paesi contrari o astenuti rappresenta un “successo significativo” rispetto ai soliti voti alle Nazioni Unite. Secondo l’ambasciatore, gli stati arabi che avevano cercato di edulcorare il testo nella speranza di ricevere un più ampio sostegno europeo sono rimasti spiazzati quando hanno visto che l’unico paese UE che ha votato a favore è stata la Svezia.

 

 

L'Unesco cancella la storia per motivi politici

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Bob Dylan, di recente insignito del premio Nobel per la letteratura, è autore di una splendida canzone intitolata Forever Young che inizia con queste parole: «Che Dio ti benedica e ti conservi per sempre, possano tutti i tuoi desideri diventare realtà». Dylan dice di aver preso questi versi da un’antica preghiera ebraica, tratta dal Libro dei Numeri, capitolo 6, versetto 24. Questa preghiera compare nei testi più antichi delle sacre scritture. È stata incisa su tavolette d’argento risalenti all’epoca del Primo Tempio, rinvenute in una grotta a Gerusalemme e scritte in antico ebraico. I ricercatori hanno datato questi reperti intorno al 600 avanti Cristo.

 

Già allora Gerusalemme era una città animata, dove il commercio, la vita, le preghiere e persino le dispute si tenevano in ebraico. L’ebraico è inoltre la lingua utilizzata da Gesù 600 anni più tardi, quando entrò a Gerusalemme a dorso d’asino. Forse per questo motivo la recente decisione dell’Unesco appare così offensiva e inquietante, perché essa nega il legame tra Gerusalemme e gli ebrei (e il giudaismo). Non si sono scomodati a spiegare i motivi, ma sembrano aver decretato arbitrariamente che il Monte del Tempio e la spianata del Muro del Pianto, che sorge lì accanto, appartengono ai palestinesi e che d’ora in poi dovranno utilizzarsi esclusivamente i toponimi arabi di questi due luoghi (nonostante la Moschea di Al Aqsa sia stata costruita sulle rovine del Tempio ebraico circa 1.300 anni dopo).

 

L’Unesco ha deciso di cancellare la storia, così com’è realmente accaduta, per ragioni politiche. Ma comportandosi in questo modo, l’Unesco ha cancellato anche la propria integrità, le sue finalità e le ultime vestigia di fiducia e rispetto che si potevano ancora nutrire nei suoi confronti. Ancor più imbarazzante è il fatto che diversi Paesi democratici con una corretta comprensione della storia — parlo di Italia, Francia e Spagna — si siano astenuti dal voto. Forse il Paese dove risiede il Papa ha acconsentito tacitamente a spazzar via 3.000 anni di storia ebraica e oltre 2.000 anni di storia cristiana? Lo so, potrebbe sembrare che io voglia intenzionalmente spingere il ragionamento all’assurdo, ma perché mai sarebbe assurdo quando si parla di Europa e non lo è quando si tenta di negare non solo il presente di Israele, ma anche il suo passato?

 

Questa risoluzione dell’Unesco appare talmente estrema, e le sue motivazioni talmente scandalose, da generare disagio anche all’interno dell’organizzazione. L’ossessione di alcune organizzazioni delle Nazioni Unite nei confronti di Israele non è un segreto per nessuno. Nell’ultimo decennio il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha varato 61 risoluzioni di condanna per violazioni dei diritti umani nel mondo, dalle 400.000 vittime di guerra in Siria, Afghanistan, Iraq e altre zone di conflitto. In quello stesso decennio, l’organizzazione ha emesso 67 risoluzioni di condanna verso Israele. No, non si tratta di un refuso. Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha condannato Israele, un Paese democratico che rispetta le leggi internazionali e protegge i diritti delle minoranze, più spesso di tutti gli altri Paesi sommati.

 

Potrei produrre mille altri esempi, ma credo di essere stato chiaro. I fatti concreti non sembrano interessare molto le varie organizzazioni dell’Onu, ma quando si controbatte che l’unica spiegazione logica è l’antisemitismo, ecco che tutti si scandalizzano e accusano Israele di ricorrere sempre allo stesso argomento. Ma è davvero così? Esiste forse altra spiegazione per questo accanimento ossessivo contro un’unica nazione, un unico popolo, un unico conflitto? Come si spiega che l’unico Paese del Medio Oriente che garantisce la libertà di religione a tutti (ne esistono forse altri in quest’area?) è proprio quello che viene attaccato quasi giornalmente? Come si spiega che l’Unesco ignori il fatto che Israele vieti agli ebrei di pregare sul Monte del Tempio per non urtare la sensibilità dei musulmani? Come si spiega che la risoluzione condanni gli ebrei che visitano il Monte del Tempio in quanto «estremisti di destra», un’affermazione che costituisce una palese interferenza nella politica interna israeliana? A prescindere dal fatto che si tratti effettivamente di una risoluzione scandalosa, essa potrebbe rivelarsi addirittura pericolosa.

 

Il Monte del Tempio rappresenta il luogo più vulnerabile del Medio Oriente, forse del pianeta. L’anno scorso, l’ondata di terrorismo contro Israele è stata scatenata da varie teorie del complotto diffuse dai fondamentalisti islamici, in particolare che Israele fosse intenzionato a cambiare le regole che governano l’accesso al Monte del Tempio. Israele ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di alterare alcunché, né di limitare i diritti dei musulmani. In Israele io sono schierato con l’opposizione e su questo punto posso testimoniare che il nostro governo dice la verità e rispetta gli impegni, malgrado tutte le difficoltà.

 

Quando i giovani palestinesi, già aizzati all’odio contro Israele, leggeranno la risoluzione dell’Unesco, si convinceranno che le teorie del complotto siano vere. Subito dopo, afferreranno un coltello, o una pistola, o una bottiglia Molotov e si lanceranno in un attacco terroristico. Ci saranno vittime. Passanti innocenti cadranno sotto i loro colpi. Questo è ciò che accade quando organizzazioni irresponsabili si immischiano in situazioni complesse di cui non hanno una conoscenza approfondita. Quando il consiglio esecutivo dell’Unesco voterà per ratificare questa risoluzione, i Paesi che si sono finora astenuti saranno chiamati a esprimere chiaramente la loro posizione. A quel punto, potranno scegliere se schierarsi dalla parte della storia, dei fatti e della verità, oppure riconoscere i loro pregiudizi nei confronti degli ebrei. E questo spiega perché il nostro popolo ha bisogno di uno Stato forte e libero.

 

 

L'UNESCO aumenta i tentativi per di riscrivere la storia a danno degli ebrei

 

 

Premessa: tratto da qui Nella immagine il quartiere ebraico di Gerusalemme vecchia fotografato nel 1898. Si distinguono le cupole delle grandi sinagoghe Tiferet Yisrael e Hurva, distrutte durante l’occupazione della Legione Araba.

 

Molti anni fa, quando comparve davanti a una commissione d’indagine del governo mandatario britannico, il rabbino Abraham Isaac Kook si rifiutò di trattare ciò che doveva essere “scontato” – il legame degli ebrei con il Muro Occidentale (“del pianto”) e con il Monte del Tempio di Gerusalemme – sostenendo che era così ovvio che discettarne sarebbe stato come tenere in mano una candela per illuminare il sole. Tuttavia nel caso dell’Unesco, che quasi costantemente si prende cura di nascondere la verità e la luce del sole, bisogna adottare un approccio diverso.

La risoluzione votata martedì non è che la più recente di una serie di sciagurate risoluzioni approvate dall’Unesco. La Tomba di Rachele presso Betlemme non è e non è mai stata una moschea musulmana intitolata a Bilal ibn Rabah, un muezzin sepolto ad Aleppo, in Siria, che servì il profeta Muhammad.

La Grotta dei Patriarchi a Hebron, secondo la Bibbia acquistata da Abramo a Efron l’Hittita, nel corso delle generazioni è stata rubata agli ebrei dai musulmani che vietarono loro persino di accedervi (potevano pregare avvicinandosi solo fino al settimo gradino della scala d’accesso esterna). Lo status attuale del sito, condiviso dalle due religioni, è frutto di un compromesso imposto ai musulmani cinquant’anni fa quando Israele, aiutato dalle circostanze della storia, pose fine ad alcune colossali assurdità che i musulmani pensavano di poter mantenere in vigore in quel sito per l’eternità.

Gerusalemme, con tutta la sua santità, non è mai stata capitale né di diritto né di fatto di nessun regno, stato e nemmeno distretto arabo o islamico. Anche i giordani, che controllarono Gerusalemme come occupanti per quasi vent’anni, non ne fecero mai la loro capitale. Profanarono, invece, i luoghi santi degli ebrei e vietarono loro di accedervi. A quei tempi i giordani e i palestinesi, che non avevano ancora adottato questo nome per definirsi, sulle loro mappe e nei loro scritti indicavano il Monte del Tempio come il luogo del Tempio di Salomone, un fatto che ora negano spudoratamente falsificando e riscrivendo la storia.

Il mucchio di menzogne palestinesi che 22 paesi hanno sottoscritto martedì continua a crescere. Le si potrebbe semplicemente considerare evidenti panzane, facilmente confutabili facendo ricorso a fonti storiche, reperti archeologici e persino alle fonti musulmane e ai rapporti precedenti di funzionari Unesco più corretti, come il compianto professor Raymond Lamer. Il problema è che – come al solito – una bugia ripetuta abbastanza spesso finisce con l’essere accettata come una verità e, in questo caso, con l’alimentare la violenta battaglia palestinese contro l’esistenza stessa dello stato ebraico.

Nonostante la vergognosa risoluzione sia passata, questa volta Israele e i suoi diplomatici hanno guadagnato molto terreno. E’ vero che 22 paesi hanno votato a favore della distorta risoluzione, ma ben 35 paesi non l’hanno fatto: dieci hanno votato contro (tra cui Italia, Germania, Paesi Bassi, Ucraina e Togo), 22 si sono astenuti e altri tre (Nepal, Serbia e Turkmenistan) si sono assentati dal voto. Solo un anno fa, una risoluzione simile era stata sostenuta da 32 paesi. Il che significa che il sostegno alla posizione di Israele, o l’astensione dal votargli contro, è praticamente raddoppiato e si è esteso a Europa orientale, Africa e Sud.

 

 

 

Le verità sul medio oriente

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