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Quali sono i veri scopi dell'UNRWA (l'agenzia per i profughi palestinesi)?

 

 

 

Premessa: tratto da qui, qui, qui e qui
 

Che l’Onu abbia creato una Agenzia per i SOLI profughi palestinesi – mentre ne esiste una per tutti gli altri- è uno degli scandali più clamorosi nella storia delle Nazioni Unite. Lo scopo doveva essere quello di integrarli, come succede per tutti i profughi a guerre finite. Ma non fu così per i palestinesi, dal 1948 in poi. Compito dell’UNRWA fu quello di mantenerli nella condizione di profughi, da usare come arma contro Israele. Da circa 600.000 sono diventati alcuni milioni, sparsi nei vari paesi della regione, spesso ancora in campi profughi.

Si veda il video sulla storia dell'agenzia Onu e sull'educazione che le scuole da essa gestite impartiscono ai bambini, incentrata sul rifiuto dell'esistenza di Israele e sulla guerra permanente contro di essa: http://youtu.be/YGJajyjMCbs

Invece di essere assistiti dalla normale agenzia dell'Onu per i rifugiati, che ha il compito di favorire l'assorbimento e la risistemazione, furono assegnati a un'agenzia creata apposta. Invece di essere risistemati nei paesi fratelli da cui per lo più erano venuti poco tempo prima come emigranti per via dello sviluppo economico indotto dall'insediamento ebraico, furono rinchiusi nei campi profughi, veri e propri ghetti, impediti di lavorare e di integrarsi e vi sono rimati ormai da tre o quattro generazioni.

Alcuni riuscirono ad andarsene, ma la maggioranza rimase lì. Pochissimi sono rimasti i rifugiati veri, che scapparono ormai sessantaquattro anni fa; ormai i campi sono abitati soprattutto dai loro nipoti e pronipoti, tutti qualificati come “rifugiati” dall'UNRWA, agenzia dell'Onu loro dedicata, la cui sopravvivenza dipende dalla continuazione del loro status.

E' stata una scelta degli stati arabi, dell'Onu, delle organizzazioni palestinesi, oggi continuata addirittura dall'Autorità Palestinese nei territori che amministra: una bomba demografica pensata per impedire la “normalizzazione” dell'esistenza di Israele e dell'area circostante, insomma le premesse della pace.

E infatti la pretesa del “ritorno” dei “rifugiati” (o meglio dei loro discendenti, anche con un solo bisnonno che si pretende risiedesse in Israele) è l'ultimo e definitivo ostacolo a qualunque accordo di pace, anche se si superassero i problemi dei confini, dello status di Gerusalemme ecc. E' la garanzia che la guerra del mondo arabo contro Israele non potrà finire.

In altre parole, in sessant’anni, anziché diminuire di 5 volte, l’UNRWA ha aumentato il numero dei rifugiati di quasi 7 volte.
Questa infinita espansione ha implicazioni negative su due fronti: su quello di Israele, che viene messo sotto accusa a causa di un numero enorme di persone che vivono nella impossibile attesa di un ritorno alle case che avevano abbandonato; e su quello dei rifugiati stessi, il cui “status”implica una cultura della dipendenza, della lamentela, della rabbia senza alcuna via d’uscita.

 

Una breve storia dell'UNRWA


La “United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East” è stata fondata con la risoluzione 302 (IV) dell’8 dicembre 1949, rubricata “Assistance to Palestine Refugees”, assistenza ai rifugiati di Palestina.
La risoluzione di fondazione dell’UNRWA affida alla neo-nata agenzia la gestione del programma di assistenza ai rifugiati di Palestina predisposto dalla risoluzione 212 (III) del 19 novembre 1948, che consisteva di 5 milioni di dollari (circa 150 milioni di dollari oggi).
Il programma originario, prima azione dell’ONU per i rifugiati, prevedeva l’assistenza umanitaria ai rifugiati di Palestina di tutte le comunità (par. 1 del preambolo e art. 12), riferendosi ad arabi ed ebrei che avevano perso la casa in conseguenza alla guerra arabo-israeliana del 1948.
Il testo delle risoluzioni usa il linguaggio anteriore alla costituzione dello Stato di Israele, riferendosi a “Palestina” come all’intera area dove dovevano sorgere lo Stato ebraico e lo Stato arabo. Successivamente, le risoluzioni sono state interpretate secondo la narrativa araba, considerando “Palestina” come lo Stato dei palestinesi.
Il programma di assistenza doveva durare 9 mesi, con scadenza nell’agosto 1949, quando si è pensato di istituire un’agenzia che risolvesse la crisi dei rifugiati aggravata dalle tensioni politiche nel Medio Oriente.
L’UNRWA, secondo il testo della risoluzione, doveva lavorare in collaborazione con le altre agenzie ONU e fungere da appoggio agli Stati del Vicino Oriente nell’esecuzione di programmi e progetti per la risoluzione del problema dei rifugiati, in vista di una progressiva diminuzione dell’assistenza internazionale, che doveva terminare il 31 dicembre 1950.
Il Comitato Consultivo dell’UNRWA era inizialmente composto da: Turchia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti.
Dopo il 1950, il mandato dell’UNRWA è stato periodicamente rinnovato, facendone un’agenzia de facto permanente, con obiettivi e struttura radicalmente mutati.


L’UNRWA oggi gestisce un bilancio biennale di 1,3 miliardi di dollari, con un deficit annuo di circa 64 milioni di dollari. I finanziamenti dell’UNRWA sono donazioni di Paesi membri della Comitato Consultivo, donazioni spontanee di altri Paesi membri dell’ONU e di individui–caratteristica esclusiva dell’UNRWA non comune a altre organizzazioni internazionali. Stati Uniti e Unione Europea finanziano il 42% del bilancio totale dell’UNRWA.

Dall’assistenza umanitaria ai rifugiati, l’UNRWA è diventata un’agenzia di servizi in ambito educativo, sanitario, assistenziale, finanziario, infrastrutturale e di emergenza.

L’UNRWA è l’unica agenzia ONU dedicata a una specifica comunità nazionale, i palestinesi, mentre le altre agenzie ONU hanno un ambito specifico di lavoro (la FAO nell’alimentazione, UNDP nello sviluppo, UN Women dei diritti delle donne ecc.) o una missione particolare in una zona di conflitto (Missione ONU in Somalia, Missione ONU in Libano ecc.).
L’UNRWA lavora per un gruppo particolare di palestinesi considerati “rifugiati”, ma esiste un’agenzia ONU per i rifugiati nel mondo, l’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), che lavora secondo una definizione di rifugiato diversa. Inoltre, l’UNRWA è l’unica agenzia ONU che concepisce lo status di rifugiato come permanente e intergenerazionale, conferendolo non solo agli originari 600.000 sfollati in seguito alla Guerra del 1948, ma anche ai loro discendenti.

 

Secondo il diritto internazionale si considera rifugiato chi è dovuto scappare dal proprio Paese a seguito di un conflitto e non può farvi ritorno perché teme per la propria vita o perché potrebbe esser vittima di persecuzioni.
L’UNRWA si è dotata di una definizione operativa di rifugiato palestinese, che comprende chiunque avesse normale residenza nell’allora Palestina Mandataria (Israele e Territori Palestinesi oggi) tra il 1946 e il 1948 e che si sia allontanato in conseguenza del conflitto mosso dai Paesi arabi contro il neonato Israele.
I luoghi dove si sono temporaneamente stanziati i “rifugiati palestinesi” sono definiti ancora “campi di rifugiati”, nonostante siano divenuti delle cittadine con edifici, rete elettrica, acqua corrente e rete fognaria.
Secondo il diritto internazionale, è dovere dello Stato ospitante naturalizzare o provvedere alla rilocazione dei rifugiati, per il loro rapido assorbimento nelle società dove hanno trovato accoglienza.

 

Si deve tener presente che il diritto internazionale stabilisce che un rifugiato che diventa cittadino dello Stato che lo ospita o di un altro Stato terzo, perde automaticamente lo status di rifugiato. Non si può essere rifugiati e contemporaneamente cittadini di uno Stato qualsiasi.
Inoltre, il diritto internazionale definisce i rifugiati come persone che sono scappate dalla loro patria a causa di persecuzioni e che non possono farvi ritorno perché temono per la loro vita. Se un individuo non è stato perseguitato e può tornare in patria senza temere per la propria vita, non è da considerarsi rifugiato secondo il diritto internazionale. Pensiamo ai palestinesi che vivono in Giordania, per esempio: possono andare in Cisgiordania senza temere per la propria vita e non sono nemmeno scappati da persecuzioni. Ma forse i palestinesi che vivono in Europa e sono cittadini europei rappresentano il caso più lampante del fatto che non possano esser considerati rifugiati.
In più, non c’è nessuna categoria giuridica che comprenda nel gruppo dei rifugiati anche la seconda o terza o quarta generazione; i palestinesi sono diventati in sostanza dei rifugiati permanenti! Anche quelli che vivono a Gaza o in Cisgiordania non possono esser considerati rifugiati perché sono di fatto cittadini dell’Autorità Palestinese.

 

Le critiche più frequenti all’UNRWA


Concepita come un’organizzazione temporanea per i rifugiati di Palestina, l’UNRWA è divenuta un’agenzia che fornisce servizi a quanti sono stati considerati rifugiati palestinesi in seguito al conflitto arabo-israeliano del 1948 e ai loro discendenti. Nei 60 anni di attività molti accademici, politici e giornalisti hanno espresso dubbi e criticato l’operato dell’UNRWA in relazione al conflitto e a Israele. In particolare tre aspetti dell’operato e dell’esistenza dell’UNRWA sono considerati negativi per sia per il conflitto arabo-israeliano sia per l’indipendenza e lo sviluppo degli stessi palestinesi.
La prima critica si concentra sulla definizione di “rifugiato palestinese” secondo l’UNRWA e di “campo di rifugiato”, che è unica per i palestinesi e concepita secondo una costruzione narrativa e non giuridica funzionale all’esacerbarsi delle rivendicazioni storiche dei palestinesi.
La seconda critica osserva che il riconoscimento dello status di rifugiato ai discendenti dei 600.000 sfollati del 1948 crea dipendenza e perpetua la precarietà economica e politica dei palestinesi.
Infine, la terza critica si concentra sull’operato dell’UNRWA che, fornendo servizi, si sostituisce agli Stati in cui sono residenti i beneficiari considerati rifugiati, indebolendo così il ruolo dell’ANP e rafforzando i suoi antagonisti, in particolare Hamas.

 

La perpetuazione dello status di rifugiato legittima anche il “diritto al ritorno” ai luoghi e alle proprietà lasciate in seguito al conflitto. La legittimazione del “diritto al ritorno” è considerata uno strumento politico anti-israeliano.
La specificità dell’UNRWA è considerata un’azione politica che ha l’effetto di radicalizzare il conflitto arabo-israeliano, alimentando le aspirazioni di un gruppo che vede in Israele la causa della propria precarietà politica e sociale.

La diretta fornitura di servizi e l’impiego di personale permanente in sostituzione agli Stati rende l’UNRWA un’agenzia indispensabile per la comunità di beneficiari, quando la missione sarebbe invece di creare opportunità perché i “rifugiati palestinesi” divengano indipendenti.

Il lavoro dell’UNRWA nei Paesi in cui i “rifugiati palestinesi” non sono stati naturalizzati (come in Giordania) o in cui sono discriminati ed emarginati (come in Libano) si rende necessario perché nei 60 anni di esistenza l’UNRWA non ha mai denunciato le violazioni dei diritti umani dei palestinesi da parte degli Stati in cui questi sono residenti.
Se lo scopo è l’assorbimento dei “rifugiati palestinesi”, con la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, l’UNRWA avrebbe potuto lavorare per il rafforzamento delle strutture politiche e amministrative dell’ANP e per il graduale rimpatrio dei “rifugiati palestinesi” nei territori amministrati dall’aspirante stato nazionale palestinese.
 

L’UNRWA giustifica la propria esistenza per la perpetuazione dello status di rifugiato palestinese dovuto alle circostanze straordinarie per cui i rifugiati si sono creati. L’origine storica degli allora rifugiati non ha alcun tratto che distingua i palestinesi da altri rifugiati e la considerazione di una presunta peculiarità origina da una visione politica della creazione dello Stato di Israele e del conflitto arabo-israeliano.

Ma non sono rifugiati. Si sono stanziati nelle aree amministrate dall’ANP o in altri Stati arabi. Se il Libano si rifiuta di naturalizzare i palestinesi, dovrebbe esser l’ANP ad affrontare la questione.
Sono ancora considerati rifugiati solo dall’UNRWA per ragioni politiche e perché rivendicano il diritto al ritorno.


L’argomentazione più forte consiste nel contestare la legittimità del diritto al ritorno. Non c’è un diritto al ritorno per la seconda e terza e quarta generazione; tale diritto è riconosciuto solo ai palestinesi. Nessun figlio o nipote di rifugiati nel mondo ha mai chiesto il diritto al ritorno. Per quanto riguarda i discendenti dei rifugiati originato con la guerra del 1948, non c’è scritto da nessuna parte nel mandato dell’UNRWA che l’organizzazione continuerà ad operare anche per i discendenti. È un’assurdità, da un punto di vista giuridico, politico e storico.
 

Ci sono documenti che attestano lo status di rifugiato, e sono anche venduti nel libero mercato. Ci sono anche documenti contraffatti, perché sono semplici da falsificare. Negli ultimi dieci anni è stato richiesto che l’UNRWA fornisca documenti biometrici, ma non l’ha mai fatto.
In più, l’UNRWA non ha mai svolto un censimento, preferendo usare il censimento dell’Autorità Palestinese, che è affidabile per quanto riguarda la comunità palestinese nel suo complesso, ma non per quanto riguarda i rifugiati. Al momento del censimento, i funzionari dell’ANP semplicemente chiedono ai singoli individui se sono rifugiati e la dichiarazione individuale senza alcuna prova aggiuntiva è sufficiente. Ancora più strano è il fatto che l’UNRWA non ha liste di decessi, che ha conseguenze sostanziali per quanto riguarda il censimento e l’uso dei documenti UNRWA.

 

L’UNRWA non chiede apertamente il boicottaggio di Israele, ma di fatto boicotta le organizzazioni e le aziende israeliane escludendole dai bandi di gara per la costruzione di edifici, per la fornitura d’acqua, di beni o di prodotti agricoli. Ne avevo parlato tempo da, perché l’ONU non può escludere una nazione dalle proprie attività.

 

Il Commissario Generale dell’UNRWA Peter Hansen, in carica dal 1996 al 2005, in un’intervista alla televisione canadese CBC ha dichiarato che sicuramente l’UNRWA impiegava personale appartenente a Hamas, poiché l’UNRWA non può discriminare secondo le convinzioni politiche. Hansen ha anche dichiarato che Hamas è anche un movimento politico e che l’appartenenza all’organizzazione non rende gli individui dei militanti.
Durante la Guerra a Gaza nel 2009, Israele ha colpito un obiettivo vicino alla scuola di Jabalya, gestita dall’UNRWA. Israele ha accusato Hamas di usare le strutture UNRWA a fini terroristici. L’UNRWA ha accusato Israele di aver deliberatamente colpito la scuola e di aver causato 350 morti. L’UNRWA ha poi ritrattato la versione, sostenendo che Israele avrebbe colpito un obiettivo vicino alla scuola senza causare morti.

L’incidente diplomatico più grave si registra nel 2004, quando un’ambulanza UNRWA è stata usata per il trasporto di terroristi suicidi diretti in Israele. L’UNRWA ha ammesso l’incidente e ha esortato a rispettare la neutralità dell’organizzazione.
Israele accusa l’UNRWA di non schierarsi apertamente contro il terrorismo in generale e contro Hamas in particolare.

 

Anche recentemente alcuni incidenti hanno portato alla luce le responsabilità dell’Unrwa. Nel primo, tre soldati israeliani hanno trovato la morte perché, pur di non bombardare un ambulatorio dell’agenzia protetto dalle convenzioni internazionali, vi sono entrati alla ricerca dell’ingresso di uno dei famigerati tunnel e sono saltati per aria su un ordigno esplosivo collocato lì per bloccarli. In un secondo, un alto funzionario dell’Unrwa ha dovuto ammettere che tre delle sue scuole erano state usate da Hamas come depositi di missili, se ne è scusato, ma poi ha restituito gli ordigni ai terroristi. In un terzo, l’Unrwa ha accusato Tsahal di avere bombardato una sua scuola uccidendo 16 bambini, ma ha poi dovuto fare marcia indietro quando è emerso che con ogni probabilità i piccoli erano stati vittime di un razzo mal diretto lanciato dalla stessa Hamas proprio dalle vicinanze dell’edificio.

 

Israele accusa l’UNRWA di adottare una linea politica apertamente anti-israeliana: l’UNRWA non si esprime sulle questioni interne palestinesi, come la guerra civile a Gaza e le violazioni dei diritti umani, né prende chiara distanza dal terrorismo.

L’UNRWA a Gaza è Hamas. A Gaza non si fa niente senza il benestare di Hamas. Non collaborano ufficialmente, ma lo fanno.
L’accusa principale all’UNRWA consiste nell’educazione all’odio: le scuole UNRWA adottano i programmi didattici dei governi in cui si trovano i “campi rifugiati”. In particolare, i libri di testo palestinesi utilizzano un linguaggio e delle immagini chiaramente anti-israeliane. L’UNRWA permette anche la diffusione di una certa narrativa anti-israeliana che difende ed esalta i martiri suicidi.

Infatti, nelle scuole UNRWA si insegnano i programmi scolastici locali e a Gaza sono quelli definiti da Hamas!

 

La colpa principale dell’Unrwa è di avere dato praticamente in appalto le sue scuole alla organizzazione terroristica, che le ha trasformate in fucine di odio contro Israele, cambiando i libri di testo, esaltando e incoraggiando il martirio degli attentatori suicidi e sottoponendo i ragazzi a un vero e proprio lavaggio del cervello. In un certo senso, la cosa era inevitabile, perché il 90% del personale dell’agenzia, maestri compresi, è palestinese e i funzionari dell’Onu che dovrebbero tenerli sotto controllo sono quasi sempre reclutati tra avversari dello Stato ebraico.

Non c’è da stupirsi, perciò, se gli israeliani non abbiano sempre considerato l’Unrwa neutrale, e le sue strutture come legittimi santuari per la popolazione civile. L’agenzia ha anche sempre avallato le cifre delle vittime fornite dai palestinesi, che hanno fatto passare per «civili» tutti i morti conflitto (mentre gran parte erano sicuramente combattenti) e accettato che venissero definiti «bambini» anche gli adolescenti morti con il mitra in mano.

 

Quindici anni fa i dipendenti a Gaza dell’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi) tennero delle elezioni per eleggere i loro dirigenti sindacali. Hamas approfittò della campagna e prese il controllo dell’intero sistema scolastico. Entro il 2012, più del 90% dei dipendenti Unrwa era composto da sostenitori di Hamas.

Grazie a questo Hamas ha creato un intero apparato con il compito di mantenere il controllo su tutte le scuole dell’Unrwa che hanno sede nella striscia di Gaza. L’organizzazione, chiamata Al-Kutla Al-Islamiya (Blocco Islamico), ha cambiato i programmi scolastici e ha introdotto nuovi libri di testo. Chiunque esamini le materie d’insegnamento può vedere come l’organizzazione sia tesa a inculcare la propria ideologia nei bambini e nei giovani che abitano nella striscia di Gaza. (si veda qui)

 

Ancora più sconvolgente è che l’UNRWA ha una modalità di raccolta donazioni sul proprio sito, dove gli individui possono donare direttamente somme di denaro. In più, hanno anche un ufficio a Washington per fare lobbying.
Per concludere, sembra proprio che l'UNRWA abbia dei piani a lungo termine, e proprio per continuare ad esistere alimenta il mito dei milioni di rifugiati palestinesi.

 

Il fallimento
 

Chi si è comportato peggio con i rifugiati sono gli stati arabi e le Nazioni Unite. Più di tutti, gli arabi, che hanno sfruttato fino ad oggi i loro fratelli - i rifugiati -, e la loro sofferenza come uno strumento per colpire Israele. Per impedire la soluzione della problema dei rifugiati, I paesi arabi che li ospitano non hanno mai concesso loro diritti civili e cittadinanza. In Libano, secondo la costituzione, un rifugiato palestinese non riceverà mai la cittadinanza, la legge libanese concede loro di poter praticare in modo legale solo una decina di professioni, solo quelle, mentre tutte le altre sono vietate. Il governo libanese proibisce ai rifugiati l’uso di materiali per l’ edilizia, per evitare che costruirano case vere e proprie, anche se vivono in quartieri abitati in maggioranza da loro.Ad esempio Sabra, Schatila, Burge, Albarangia, da tempo fanno parte di Beirut. È da notare che ovunque, i campi dei rifugiati sono stati costruiti di fatto vicino alle città, per poterne utilizzare la forza lavoro con salari bassissimi.

La maggior parte dei rifugiati del 1948 hanno la loro origine nei paesi vicini a Israele, e si sono trasferiti in Palestina-Eretz Israel nel periodo del Mandato britannico, molti anche prima, per lavorare nei villaggi ebraici che erano sorti nella prima metà del secolo scorso: Petach-Tiqwa, Rishon-Lezion, Zichron-Ya’akov, Nes-Ziona, Rehovot e Rosh-Pina, ed anche nelle città, per esempio: Haifa e Tel Aviv. Il fatto che sono arrivati in Israele dai paesi vicini, lo si deduce dai loro cognomi: El-Iraqi, Elmizri, Elhurani (dal sud della Siria, da dove sono venuti nagli anni 30’ a lavorare nel porto di Haifa), Elzurani (dal Zur che è in Libano), Elzidawi (da Ziddon), Eltrabelsi ( da Tripoli, che è al nord del Libano,( Elzarkawi (da Zarka che è in Giordania, Elfiumi (che è in Egitto) e tanti altri cognomi che dimostrano che la loro origine non è Israele, ma si trova nei paesi vicini.

UNRWA fu fondata dall' assemblea generale dell’ Onu ( 8 Dicembre 1949). L’idea di base era poter dare lavoro ai rifugiati per poterli integrare nei paesi arabi che li ospitavano grazie all’aiuto internazionale. I rifugiati hanno quindi trovato una situazione che gli garantisce cibo, educazione, casa, tutto gratuito perché pagato con le sovvenzioni internazionali da tutto il mondo.
Allora perchè devono abbandonare il loro status di rifugiati, che gli consente persino di non lavorare ?

UNRWA ha accettato la definizione di rifugiato per ogni arabo che ha detto di aver abitato in Israele almeno 2 anni prima della fondazione dello Stato, anche se privo di documenti che lo dimostrano. Inoltre, durante gli anni ‘50, molti libanesi hanno sdelto di trasferirsi a vivere nei campi dei rifugiati a causa dei problemi economici che in quegli anni avevano colpito il Libano. Nei campi avevano cibo gratuito, per cui, fino ad oggi, loro,i loro figli, i loro nipoti e i loro bis-nipoti sono registrati come “rifugiati palestinesi”, in attesa di poter usufruire del “diritto del ritorno in Palestina”, anche se sia loro sia i loro antenati non sono mai stati in Israele nemmeno un giorno.

Ai  rifugiati, che erano fuggiti da Israele per ritornare nei loro paesi di origine, non gli è mai stato permesso da quei governi di rimanere, per cui hanno trovato rifugio solo nei campi profughi. Sono i paesi arabi ad avere una grande responsabilità della creazione del problema dei profughi, ma si rifiutano di riconoscere le loro responsabilità e le attribuiscono ad altri, sostengono che Israele è stata fondata per colpa dell’ Europa, che ha mandato tutti gli ebrei in Israele, e che la fondazione dello stato di Israele è stata decisa dalle Nazioni Unite.

 Il mondo ha creduto agli arabi, è stato preso da compassione per i “poveri rifugiati”, e ha deciso di aiutargli fondando per loro l’ UNRWA, all’inizio progettata come una "agenzia di sostegno e lavoro", che doveva mantenerli nel loro status di rifugiati , aver cura del loro benessere, e trovargli un lavoro. I regolamenti di base dell' UNRWA, però, sono serviti per congelare la loro condizione di rifugiati, per cui la vita della stessa agenzia dipende da loro.

Il rifugiato trasmette il suo "rifugio" ai figli, nipoti, bis-nipoti e  tutti i discendenti. I rifugiati non pagano le tasse per le loro case, possono anche affittarle a stranieri a prezzi più alti di quelli normali, e vivere in migliori condizioni in una casa affittata a prezzi di mercato. Il cibo che UNRWA distribuisce gratuitamente – riso, farina, zucchero – dovrebbe essere consumato dai rifugiati, ma per la maggior parte, arriva sui mercati, così che I rifugiati hanno doppio guadagno: un cibo gratuito a spese dell’agenzia, e un reddito privato dalla sua vendita. Una rifugiata che sposa un libanese, un siriano, un giordano oppure un cittadino di Giudea e Samaria, non perde il suo status di rifugiata, anche i suoi figli sono considerati tali, che il loro padre non lo sia non cambia nulla.

 In generale, UNRWA si occupa di tutti i fugiati, non importa la loro situazione economica. Possono essere benestanti , ma UNRWA continuerà a fornire cibo e educazione gratuitamente. È importante conoscere la situazione dei rifugiati in Giordania. La maggior parte dei rifugiati del ‘48' hanno ricevuto la cittadinanza, è finito il loro status di rifugiati, sono giordani, come tutti gli altri cittadini. Ma la realtà è diversa: UNRWA continua a mantenere i rifugiati in Giordania come se non ne fossero cittadini. Perchè ? Questo rende lo status di rifugiato come qualcosa di eterno. Poi UNRWA ha due seri problemi: l’educazione al terrorismo con il denaro che eroga per il suo finanziamento.

 L’educazione al terrorismo è fatta in un modo palese, nelle scuole UNRWA sono esposte le foto dei martiri suicidi e si svolgono cerimonie in ricordo dei terroristi. A Gaza, Hamas ha ottenuto la maggioranza nelle elezioni del comitato dei lavoratori di UNRWA, la maggior parte di loro lavorano nel campo della educazione. Quindi è come se Hamas fosse responsabile di UNRWA. Che paga Hamas con un decimo degli stipendi, che va a sostenere il terrorismo.
Va ricordato che Said Ziam, un terrorista che era Ministro della Sicurezza nel governo di Hamas fino all’operazione “Oferet Yezuka”, era un insegnante in una scuola UNRWA.

Negli gli ultimi anni ci sono stati casi in cui i terroristi hanno lanciato dei missili verso Israele dalle scuole UNRWA a Gaza, con la certezza che Israele non avrebbe risposto per non colpire i bambini. Per questo stesso motivo, Hamas e gruppi del Jihad islamico hanno installato postazioni negli ospedali e nei campi rifugiati. Questo uso degli edifici UNRWA presuppone il consenso della stessa agenzia, il che la rende complice dei terroristi.

Il bilancio di UNRWA – più di un miliardo di dollari l’ anno – è sostenuto soprattutto dagli Stati Uniti e dai paesi europei. Questi soldi non aiutano la pace, non risolvendo il problema dei rifugiati sono un vero e proprio ostacolo per la pace stessa. Purtroppo si deve dire che in questo modo gli Stati Uniti e l’Europa contribuiscono a mantenere in vita una guerra senza fine tra Israele e i suoi paesi vicini.

 Oggi, considerata la loro situazione economica, Stati Uniti e Europa possono usare in un modo migliore questo miliardo di dollari. Senza contare che si potrebbero chiedere aiuti finanziari ai paesi arabi, viste le loro ricchezze provenienti dal petrolio. UNRWA funziona secondo suoi criteri interni particolari, non avendo nulla in comune con altre organizzazioni simili. La sua esistenza deriva non dall'assistenza ai rifugiati, ma da pure valutazioni politiche. Non esiste un caso simile al mondo, dove un gruppo etnico pretende di ritornare su un territorio dopo averlo abbandonato, o esserne stato espulso. Sostenendo questa posizione, UNRWA, con i suoi finanziamenti elimina la possibilità di una soluzione per i rifugiati del 1948. In una situazione normale, ci si poteva aspettare dai rifugiati, che ricevono questi aiuti da più di 60 anni, che avessero sviluppato una capacità lavorativa da permettere una indipendenza economica, tale da rendere superflui gli aiuti internazionali.

Ma la realtà è diversa, più passa il tempo, più aumenta il numero dei rifugiati che ricevono aiuti da UNRWA. Quanti sono al corrente di questo paradosso? UNRWA, invece di investire i suoi sforzi nella risoluzione del problema dei rifugiati con "sostegno e lavoro" - come imporrebbe la sua ragione sociale  -, è impegnata nel conservare inalterato del problema dei rifugiati, lasciando credere in un ritorno che non ci sara mai. Cosi UNRWA produce una situazione nella quale i rifugiati sentendosi delusi e insoddisfatti, entrano a far parte di gruppi jihadisti. Questo spiega perchè nei campi profughi esiste il numero più alto di terroristi.

 

 

Le verità sul medio oriente

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